L’Isola del Giglio: una terra dalle antiche tradizioni vinicole

Isola del Giglio (Italia)

Sarà capitato anche a te, qualche volta, di ritrovarti seduto ad una tavola imbandita, quando qualcuno propone un brindisi.

Solitamente al brindisi seguono elogi più o meno marcati al vino che si sta degustando per coronare quel determinato momento. Ed eccolo lì il momento in cui qualcuno chiede il tuo parere e lì… beh, dipende.

Se sei un appassionato di vini è l’occasione per sfoggiare le tue conoscenze in merito e magari “educare” un po’ alla degustazione gli altri commensali. Se sei come me… non proprio.

Sono un’appassionata di gastronomia, lo ammetto. Ma con i vini ho qualche difficoltà. Mi piace assaggiarne di nuovi e provare a coglierne profumi e sentori ma, spesso e volentieri, faccio fatica a distinguerli. E’ una cosa che mi ha sempre affascinato moltissimo ma che non sono mai riuscita ad approfondire come avrei voluto, nemmeno quando, durante gli studi, lavoravo fra catering e ristoranti.

Non sono fortissima nel cogliere queste sfaccettature durante la degustazione, mi interessa però conoscere la storia di un vino. La tradizione enologica italiana ha così tanto da raccontarci che spesso non ce ne rendiamo conto. Lo stesso vitigno può dare vini differenti a seconda della zona in cui cresce e a seconda del metodo di vinificazione utilizzato. E qui ogni Regione ha le proprie peculiarità.

Il vino del Giglio: l’Ansonica

Nell’Isola del Giglio, per esempio, cresce un vitigno, l’Ansonica, che qui da un vino bianco eccezionalmente leggero, aromatico e estremamente piacevole da bere.

Una tradizione vinicola che qui è nata già in epoca etrusca. In un mondo così aspro, fra terreni scoscesi e improvvisi dirupi, gli uomini hanno tagliato a misura pietre granitiche per costruire terrazzamenti adatti alla coltivazione di questa vite.

E passeggiando oggi tra queste vigne, non è difficile immaginare cesti stracolmi di grappoli dorati trasportati a torso nudo dai coltivatori. Giù, fino alle calette dove attendevano pazienti i bastimenti pronti a portarli fin sulla terraferma.

Sembra quasi di sentirlo il profumo di tutti quei chicchi maturi!

I ‘palmenti’

Tra questi vigneti potresti vedere anche dei “palmenti”, dei siti campestri in cui le uve venivano lavorate dopo la vendemmia, pigiate fine a ridurle in mosto che proseguiva lentamente il suo viaggio in grandi otri caricate a dorso di mulo. Fino alla cantina, dove veniva lavorato per l’ultima volta in attesa, con il passare delle settimane, di trasformarsi in ottimo vino.

E’ importante sottolineare quanto i muli fossero fondamentali in questo progetto di vita: erano gli unici in grado di trasportare grossi carichi in un territorio così difficile ed impervio, ed è per questo che ancora oggi i gligliesi hanno grande rispetto per questo animale.

La crisi e la rinascita

C’è stato un periodo, verso la fine degli anni ’50, che il parassita della Filossera ha colpito duramente queste coltivazioni, azzerando praticamente la produzione e costringendo molte famiglie a lasciare l’isola in cerca di lavoro come manovalanza.

A diversi anni di declino e di abbandono si sono invece succeduti anni di ripresa e prosperità con l’arrivo dei turisti sull’isola. La ripresa dell’economia ha riportato nuova linfa anche alla viticoltura che oggi vive una nuova e ricca stagione.

I metodi di vinificazione sono sicuramente diversi e più moderni, ma il piacere di soffermarsi a degustare un vino profumato e leggero come l’Ansonica, magari al termine di una lunga giornata di lavoro, magari accompagnato anche da qualche stuzzichino locale, è una coccola alla quale non rinunciare se ti capita di passare da queste parti!

Ed è una coccola che anche noi non ci faremo mancare durante il nostro trekking all’isola del Giglio! Se ti servono maggiori informazioni chiamaci, o scrivi, senza problemi!

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