Pitigliano, Sorano e Sovana: storie e curiosità di tre borghi sospesi nel tempo

Toscana (Italia)

Qualche giorno fa avevo raccontato un po’ del nostro trekking in Toscana, alla scoperta delle Vie Cave.

Non lo hai ancora letto? Non ti preoccupare, puoi farlo cliccando qui, per iniziare a conoscere questa piccola ma affascinante porzione di Italia.

Nell’alta Maremma Toscana esistono infatti tutt’oggi tre piccoli borghi, arroccati su speroni tufacei, che ci raccontano di un misterioso e turbolento passato, non troppo lontano da noi.

Si tratta di un’affascinante triade nota come ‘Città del Tufo’ che nel 1300 circa visse un florido periodo dal punto di vista culturale, di cui tutt’oggi restano numerose testimonianze.

Pitigliano… capitale!

In pochi infatti sanno che questa zona era un tempo conosciuta come ‘Contea Orsini’ e si trattava di un vero e proprio Stato-cuscinetto indipendente tra quello che si stava delineando come il Grand Ducato di Toscana e lo Stato Pontificio. La capitale di questo piccolo stato era proprio Pitigliano!

Chiudi gli occhi ed immagina di fare un salto indietro nel tempo, fino al Medioevo. E’ una giornata di primavera inoltrata. Il sole fa capolino tra le nuvole di un cielo un po’ incerto tipico di questa stagione. I profumi della natura che si sta risvegliando ti avvolgono e ti regalano quella sensazione di ‘impazienza’, nella sua accezione più positiva, quella che solo l’attesa di qualcosa di davvero bello, come l’estate, ti sa regalare. Tu sei un mercante che, accompagnato dal suo fidato mulo che trasporta un carretto carico di merce da vendere, si aggira per le strade di questa zona, incedendo lentamente tra profonde gole. Dietro ad ogni angolo potrebbe trovarsi qualcuno pronto ad assalire il tuo carico, a derubarti e tu, con lo sguardo, cerchi velocemente tutte le vie di fuga che si aprirebbero davanti a te nel malaugurato caso che qualcosa vada storto per davvero.

Intorno a te la natura regna sovrana e a tu ti senti come un’ospite in casa di qualcuno verso il quale porti un profondo rispetto.

Ecco, questa è la sensazione che ho provato io quando ho affrontato un bellissimo trekking in questa zona, dove storia, natura e archeologia si intrecciano una nell’altra, senza soluzione di continuità.

Pitigliano è stata un tempo anche una ‘piccola Gerusalemme’: la sua comunità ebraica è una delle più antiche d’Europa. La vicinanza con lo Stato Pontificio la rendeva infatti una delle mete preferite dagli ebrei che venivano espulsi dallo Stato della Chiesa. A testimonianza della sua centralità restano oggi il quartiere del ghetto, con la sinagoga ed il cimitero.

La presenza ebraica in questa zona è anche ricordata in uno dei dolci tipici: lo ‘sfratto’, dal nome dell’editto emanato da Cosimo de’ Medici nel XVII secolo che intimava agli ebrei residenti in queste comunità di trasferirsi proprio nel ghetto di Pitigliano.

Si tratta di una vera e propria delizia a base di uova, miele, noci e scorze di agrumi. Un concerto di sapori autentici e genuini, quelli che solo le ‘cose buona di una volta’ conservano intatto nel tempo.

Sorano, la piccola Matera

Sorano è invece conosciuta come ‘la piccola Matera’ per la somiglianza della sua conformazione geologica con i più noti Sassi di Matera.

Questo piccolo centro di origine medievale si conserva pressocché intatto tra le due porte cittadine, quella ‘di Sopra’ e quella ‘di Sotto’, che racchiudono al loro interno un’atmosfera incantata dominata dal Masso Leopoldino, un’antica fortificazione che sembra proteggere, più che dominare, l’intero borgo sottostante.

La ‘Fortezza Orsini’ che potrai ammirare qui è un’altra testimonianza dello splendore trecentesco, costruita nel Medioevo e rinforzata per tutti i secoli successivi. Potresti pensare che sia spropositata rispetto al resto del borgo, che in sé è davvero minuscolo, ma la sua posizione era strategica e in quanto difendeva i confini di quel piccolo Stato-cuscinetto di cui ti raccontavo qualche riga sopra.

Sovana e il periodo del suo massimo splendore

La vicina frazione di Sovana è invece un centro nevralgico per l’archeologia etrusca. E’ infatti qui che si trovano buona parte delle necropoli etrusche conosciute e che si raggiungono e toccano anche nei nostri trekking accompagnati. Oltre alle necropoli, cariche di fascino, mistero e, indubbiamente, significato dato il motivo del loro essere, qui potrai ammirare anche le più importanti opere di architettura rupestre del popolo etrusco.

E’ affascinante pensare che questo piccolo abitato che si raggiunge solo con strade secondarie e oggi include qualche viuzza e due chiese, in tempi antichi era uno dei centri più importanti della zona, che diede anche i natali a quello che poi è diventato Papa Gregorio VI e fino al 1300 è stata la capitale dell’enorme feudo della famiglia Aldobrandeschi, una delle famiglie più ricche e potenti del periodo. Pensa che si dice che potessero dormire ogni notte in un castello diverso, senza dormire nello stesso per un anno intero.

La storia di Sovana prende poi una piega diversa quando ‘il conte Rosso’ passò in eredità il feudo alla figlia Margherita. Essendo lei una donna e non potendo governare, l’unico modo che aveva per conservare questa eredità era quella di impegnarsi in matrimonio con qualcuno che potesse conservare e arricchire ulteriormente questo lascito del padre. Margherita, per questo motivo, si sposò ben 5 volte tenendo comunque per sé la dote, finendo scomunicata per bigamia dopo il matrimonio con il nipote di Bonifacio VIII.

Tra Sovana e Sorano c’è poi una cosa curiosa e particolare da vedere, conosciuta come ‘la mano di Orlando’. E’ un masso dall’aspetto piuttosto enigmatico a forma di mano chiusa. Si dice che sia stato il paladino Orlando (nipote di Carlo Magno) che si trovava qui poiché impegnato nell’assedio di Sovana, e fermatosi a pregare proprio in prossimità del masso, lo strinse così forte da lasciare impressi nella roccia i segni della sua stretta.

Oggi sappiamo che, con molta probabilità, si tratta di un masso risalente all’era megalitica utilizzato come osservatorio celeste. Un po’ come l’insediamento di Cote Ciombella, sull’Isola del Giglio, di cui ti ho raccontato in questo articolo.

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