Isola del Giglio: camminare tra cielo e mare

Isola del Giglio (Italia)

Il trekking che abbiamo organizzato nel mese di ottobre all’isola del Giglio ha rappresentato per me una boccata di ossigeno dopo l’anno appena trascorso.

Ti è mai capitato, negli ultimi mesi, di chiudere gli occhi, respirare a fondo, e pensare a quando tutto era normale? E non hai mai provato il desiderio di ritornare indietro, a quando il COVID-19 non era nemmeno conosciuto? Ecco, probabilmente anche per il fatto che il settore turistico è quello che probabilmente è rimasto (e rimane tutt’ora) paralizzato dalla situazione, avevo bisogno di staccare un po’.

Prendere una pausa dalla routine ma, allo stesso tempo, ritrovare il contatto umano con le persone, con i viaggiatori. Gli stessi che hanno la capacità di rendere un viaggio ‘indimenticabile’ o ‘da dimenticare’, ma che in ogni caso rappresentano una parte fondamentale.

L’incontro

Ho avuto la fortuna di avere con me tutte persone speciali, che mi hanno dato davvero tanto, in pochissimo tempo. E’ incredibile se ci pensi… in così pochi giorni si sono creati legami e vere e proprie amicizie che abbiamo ancora la fortuna di vedere crescere. Alcuni dei partecipanti di questo trekking avevano già partecipato, sempre insieme, al trekking a Pantelleria accompagnato da Giorgia.

E per chi organizza queste esperienze non c’è nulla di più gratificante di vedere che le stesse persone, che evidentemente si sono trovate bene con te e tra di loro, decidono di affidare di a te, ancora una volta, le loro aspettative.

Non avevo dubbi sul fatto che il gruppo sarebbe stato affiatato, perché già dal primo contatto telefonico solitamente riesco a capire se c’è qualche partecipante che richiede ‘maggior attenzione’.

L’incontro del gruppo a Porto Santo Stefano, la mattina del 22 ottobre, è stato un successo a tutti gli effetti. Complice anche il fatto che con alcuni c’era già un rapporto di amicizia, tutti hanno sentito quelle ‘vibrazioni positive’ che si percepiscono solo quando tutto sta andando bene. Elena, la nostra guida, che abbiamo incontrato vicino all’imbarco ha poi fatto il resto iniziando a spiegare quello che avremo vissuto nei giorni successivi, seminando simpatia e curiosità.

Alle 10.45 tutti pronti per salire a bordo! Destinazione: Isola del Giglio!

L’arrivo all’Isola del Giglio

La traversata da Porto Santo Stefano a Giglio Porto dura circa un’oretta, che può essere trascorsa sia nei posti esterni (panoramici ma, ovviamente, più ventosi), oppure nella parte coperta, che garantisce un viaggio più tranquillo ma che toglie un po’ di quell’aria di avventura che accompagna quest’esperienza. Sarà un caso che alla fine ci siamo trovati tutti sui posti esterni?

Una volta attraccati sull’isola abbiamo dovuto fare velocissimi i biglietti per salire sul bus che ci ha condotto fino a Giglio Castello, dove avevamo il nostro alloggio.

Bisogna fare attenzione con il trasporto pubblico: l’isola è piccola e gli orari degli autobus dipendono dagli orari di attracco dei traghetti. Da lì il bus parte facendo il giro degli altri due paesi più importanti presenti sull’isola: su fino al Castello, poi giù verso la spiaggia del Campese per poi ritornare verso il porto. Quindi se perdi quello presente all’uscita del molo, dovrai aspettare quello successivo (trascorrerà circa un’ora!).

Noi, nei giorni successivi al primo, ci siamo affidati, quando necessario, ad un autista privato che, ad una tariffa di poco superiore a quella del biglietto del bus, garantiva però una maggiore flessibilità.

La zona di Giglio Castello

Il nostro B&B si trovava nella zona di Giglio Castello, comoda al bus ma anche punto strategico di partenza per alcuni trekking. Nonostante il nome, qui non c’è alcun castello vero e proprio. Si tratta però di un’area fortificata sulla cima di una collina che è l’unica che rimane ‘viva’ anche al termine della stagione estiva. E se leggendo questa frase ti sono venuti in mente negozi, strade affollate, locali notturni… dimentica tutto! L’isola vive un tempo molto lento, scandito ad un ritmo al quale io, per esempio, non son più abituata ma sono stata entusiasta di ritrovare qui.

Sono rimasta molto colpita al ritorno dal nostro primo trekking quando, salendo fino alla piazzetta con il bus, c’erano bambini che giocavano a palla in strada! Per chi abita in città, queste sono immagini che scaldano il cuore.

Anche il concetto di locali notturni o pub qui non esiste. Ci sono due bar di modeste dimensioni e una piccola enoteca dove gli isolani si ritrovano alla sera e dove noi siamo stati accolti a braccia aperte. In uno di questi bar abbiamo anche potuto assaggiare l’Ansedonia, il vino tipico dell’isola, dal gusto aspro e deciso, di cui ho parlato in questo articolo!

Non è difficile perdersi all’interno della sua fitta rete di pittoresche e strette viuzze, interrotte qui e là da scalinate anche impervie.

Se però capiti in zona, assicurati di fare una passeggiata in questo quartiere di notte, magari con la luna piena come è successo a noi. Ammirare il suo riflesso attraverso una delle feritoie presenti sulla cinta muraria, sotto una volta stellata, ti assicuro che ti farà provare una profonda sensazione di quiete, sarai finalmente in pace con te stesso.

Dentro a Giglio Castello si trovava anche il ristorante che ci ha ospitato per le due cene, dandoci un delizioso preludio di tutta la tradizione culinaria dell’isola. Il nostro palato è stato solleticato dai sapori forti e decisi che caratterizzano questa terra: pici fatti a mano con la farina prodotta nell’unico mulino rimasto sull’isola, conditi con del superlativo aglione ed una gustosa rosticciana di maiale sono solamente due dei piatti tipici toscani che ci hanno accompagnato nel viaggio enogastronomico al Giglio.

I nostri trekking

Elena, la nostra fidata guida, in due giorni ci ha fatto scoprire ogni angolo possibile dell’isola. Ci ha spiegato che, nonostante si tratti di un’isola, non esistono delle vere e proprie spiagge, ma solo 4 piccoli lembi di terra, affollatissimi durante la bella stagione, dove poter stendere un asciugamano. Si tratta della zona del Campese e delle spiagge di Arenella, Caldane e Cannelle dove, nonostante l’autunno inoltrato, siamo riusciti a concederci un piacevole bagno fuori stagione!

Ci siamo addentrati nel Parco Naturale che tutela buona parte dell’isola. Un luogo che ha lasciato a bocca aperta sia me che i partecipanti è il sito archeologico di Cote Ciombella che ospita dei massi di dimensioni impressionanti il cui utilizzo è ancora sconosciuto, come anche la loro origine. Il materiale di cui sono composti, infatti, non è presente sull’isola!

Proseguendo sul sentiero lungo il quale si trova questo sito, svoltando poco più avanti sulla destra, abbiamo imboccato il sentiero che porta su fino a Poggio della Pagana, la cima più alta dell’isola. Il sentiero è un po’ dissestato e sopra il vento era piuttosto forte, ma ti assicuro che la vista era impagabile!

Complice anche il tempo meraviglioso e caldo, abbiamo fatto il pieno di sole, vento e quel senso di libertà che solamente i trekking ti regalano. Se chiudo gli occhi sento ancora il vento che mi accarezza la pelle e i capelli, vedo il mare brillare sotto il sole autunnale solcato dalle piccole imbarcazioni di pescatori di rientro dalle battute di pesca notturne. Mi vedo ancora respirare a fondo, lentamente, cercando di godermi quel momento per imprimerlo per sempre nella mia mente. Non trovi anche tu che questa sia una delle sensazioni più rigeneranti che ti regalano le esperienze in natura?

Ma l’isola offre una varietà di percorsi davvero infinita: sentieri a picco sul mare dove restare ad ammirare la moltitudine di sfumature dell’acqua, percorsi all’interno di foreste di latifoglie che sembrano incantate dove i ciclamini selvatici costellano un sottobosco ‘croccante’ di foglie secce e quasi monocromatico.

Troverai anche tu qualcosa che ti colpirà dritto al cuore come è successo a me?

Qualche consiglio utile

Soprattutto fuori stagione, quando il turismo di massa è ritornato sulla terraferma, l’isola è un posto davvero semplice, che ‘non si adatta’ ma al quale ‘bisogna adattarsi’. E questa è una cosa che ci è piaciuta moltissimo perché non si ha l’impressione, come spesso accade, di trovarsi in un posto ‘finto’, fatto su misura per piacere a chi lo visita.

Il posto migliore dove alloggiare è la zona di Giglio Castello, comoda all’autobus e ottimo punto di partenza per diversi trekking, dove è presente anche una fontanella dove poter ricaricare le borracce.

I sentieri sono un continuo saliscendi, spesso scoscesi e dissestati. L’utilizzo di buoni scarponcini da trekking è imprescindibile per non rischiare di rimetterci una caviglia. Io consiglio caldamente anche l’utilizzo di bastoncini per non sollecitare troppo le ginocchia.

Ti ho fatto venire voglia di andare a scoprire quest’isola? Contattami e ti saprò dare tutte le altre informazioni che ti servono e saprò risponder alle tue domande!

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